lunedì 5 settembre 2016

canzone dell'addio

"Partire è un po' morire
rispetto a ciò che si ama
poiché lasciamo un po' di noi stessi
in ogni luogo ad ogni istante.
E' un dolore sottile e definitivo
come l'ultimo verso di un poema...
Partire è un po' morire
rispetto a ciò che si ama.
Si parte come per gioco
prima del viaggio estremo
e in ogni addio seminiamo
un po' della nostra anima.  

Edmond Haracourt 

si, ok, per un semplice ritorno dalla Maremma a Firenze e' un po' eccessivo, soprattutto tenendo conto che venerdi' prossimo saro' di nuovo qui...
Ma non posso farci nulla, oggi e' cosi': voglia di partire meno di zero.

Facciamoci forza....

venerdì 2 settembre 2016

#jesuisCharlie

La satira non deve essere divertente, non deve far ridere. Quella è la comicità innocua e rassicurante. La satira deve far riflettere e non avere rispetto di nessuno. Nemmeno dei morti. Di loro avrebbero dovuto avere rispetto le autorità e chi avrebbe dovuto salvarli (o perlomeno provarci) ma si e' guardato bene dal farlo.
Charlie Hebdo oggi se ne e' uscito con una vignetta sul terremoto che di recente ha colpito il Centro Italia. Una vignetta nel loro stile, pesante, irrispettosa e crudele.

Vi sentite offesi da questa vignetta? Boh, fate voi: io mi sento offesa da altre cose, tipo la scuola "antisismica" crollata e le parole di chi vede il terremoto come un'occasione per rilanciare l'economia con le ricostruzioni.La vignetta non sara' di buon gusto, ma col buon gusto si serve il tè delle cinque, non si tirano schiaffi alla realta'. 
La satira non e' un pranzo di gala (cit.)

mercoledì 31 agosto 2016

La pioggia nel pineto

Ok, bella la vita di campeggio, ma quando piove non e' davvero il massimo.
Soprattutto se sei senza macchina
Per fortuna, la connessione internet funziona ed aiuta ad ammazzare il tempo.
Avevo un vago ricordo lliceale di questa poesia, solo che D'Annunzio, proprio, e' stato uno degli autori piu' insopportabili che abbia mai letto.
Ma vabbe', questa poesia non e' malaccio...e se deve servire a prendere con calma un'uggiosa giornata di pioggia, facciamoci piacere anche questo strano tizio...

"Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.

Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitío che dura
e varia nell'aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
nè il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancóra, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d'arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.

Ascolta, ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s'ode voce del mare.
Or s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta; ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.

Piove su le tue ciglia nere
sìche par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le pàlpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alvèoli
con come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
ci allaccia i mallèoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri vólti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione."

lunedì 29 agosto 2016

l'estate sta finendo...

...e io sono al mare.
Non e' stata affatto una brutta estate, a livello personale. Iniziata il 21 aprile, quando sono tornata dal Sud Sudan, e mi sono ritrovata disoccupata ma con qualche soldo da parte e la prospettiva di un lavoro da riprendere a settembre. Quindi vacanze lunghe a tutto tondo, come non succedeva dai tempi della scuola, sfruttate tra viaggetti (Nizza, La Germania,  Siviglia, Pompei, la Slovenia, gli USA), tanto mare (nella cara, vecchia, meravigliosa Maremma), qualche fine settimana a zonzo nei dintorni, parecchio dolce far nulla. Avevo fatto, come sempre, tanti progetti costruttivi (palestra, studiare, dieta...) e come sempre sono miseramente morti senza troppi rimpianti: la fatica fa poco per me.
Mi sono fatta parecchi regali (terme, macchina fotografica, vestiti, scarpe, estetista...mi sono trattata bene) ed ho visto dei bellissimi posti.
Insomma, sono stata bene. Nel frattempo, nel mondo tante cose andavano storte.
Attentati, guerre, terremoti...una triste litania di morti e distruzioni che hanno segnato col sangue il 2016.
In Sud Sudan le cose sono andate malissimo: avevo lasciato un paese con quella che sembrava una parvenza di fragile tranquillità e qualche speranza, in questi 5 mesi e' successo di tutto, compresi assalti ai cooperanti.
Fra 3 settimane ripartiro' per Wau. Sembra che adesso sia tranquilla, ma come sempre sara' una tranquillita' senza alcuna base, pronta a trasformarsi in tragedia violenta in un attimo.
Nel frattempo, mi godo gli ultimi sprazzi di vacanza in Maremma, lontana da tutto e tutti.
Vi lascio uno dei ricordi piu' belli di questa lunga vacanza: Il concerto di David Gilmour a Pompei.
Io c'ero.
A presto!

venerdì 15 luglio 2016

Nizza

e quindi si ricomincia la solita, miserabile litania...
"ammazziamoli tutti, affondiamo i barconi, tornino a casa loro, difendiamo il nostro stile di vita occidentale!".
Il nostro "stile di vita occidentale" fra le altre cose comprende lo Stato di Diritto, che prevede un giusto ed equo processo per ogni sospettato e la sentenza di colpevolezza solo al termine dell'iter giudiziario. Se siete passati ai processi sommari di gente che non c'entra nulla con l'attentatore, a parte l'appartenenza ad una religione che comprende circa 2 miliardi di persone, lo stile di vita occidentale l'avete gia' perso e siete uguali a quelli che uccidono a casaccio gente che passa; siete dei perfetti jihadisti. E fra parentesi vorrei pure far notare che tantissimi dei disperati che arrivano qui non sono di quella stessa religione: pochi giorni fa un morto ammazzato da un cazzotto fascista "allegrone". Ma il tipo era nero, quindi fa lo stesso. In tutto questo, i morti di Nizza sono ancora caldi. Mi fa tenerezza pensare ai miei parenti ed amici preoccupati che io torni in Sud Sudan perche' c'e' la guerra: Nizza e' stata la prima gita che ho fatto appena sono rientrata, ad aprile, per l'addio al nubilato di una mia amica che si è sposata a giugno. Se qualcuno si ricorda, ho postato diverse foto fatte proprio sulla Promenade des Anglais. Ci sono posti in cui 85 morti e 100 feriti fanno parte della quotidianita'. Non da noi, non qui. Non voglio la guerra: ne' qui, ne' da nessun'altra parte del mondo. Non siamo in una torre dorata isolata dal mondo. Se da qualche parte c'e' una guerra, ci riguarda, eccome se ci riguarda. Soprattutto se le armi usate provengono da casa nostra. E no, i morti non sono mai abbastanza lontani.

lunedì 16 maggio 2016

Un tranquillo giorno a Dusseldorf

Dove eravamo rimasti? Ho finito il primo incarico in Sud Sudan, sono rientrata in Italia il 21 aprile. E siccome mi sono licenziata dal mio vecchio posto di lavoro, sto trascorrendo un delizioso periodo di vacanze prima del prossimo incarico, sempre a Wau, di altri 8 mesi. Per adesso, sto viaggiando per l'Europa, impegnatissima nel "dolce far niente".
Da qualche giorno sono a Dusseldorf, Germania (quasi Olanda).
Una citta' che conosco bene e che apprezzo molto...e chissa' che non ci finisca a vivere, in un futuro non cosi' remoto.
Ma niente progetti per oggi.
Oggi vi voglio solo raccontare del "pranzo lento girovagante", ovvero come trascorrere una giornata di tempo cosi' cosi' in perfetta e meravigliosa pigrizia.
Consiste nel consumare un normale pranzo composto da 5 portate (antipasto, zuppa, piatto principale, dolce e caffe') in 5 locali diversi, il tutto innaffiandolo con un numero di bicchieri di birra imprecisato ma comunque considerevole (diciamo che dopo il decimo ho perso il conto, ma in Germania mica si contano i bicchieri di birra...)
Si comincia con un antipastino leggero a base di tapas spagnole verso mezzogiorno , accompagnato da 3 bicchierini (no, non i boccali da un litro come a Monaco, qui a DDorf vanno i bicchierini da 0,250 che vanno giu' che manco li senti...), e si tira il tocco e mezzo, poi passeggiatina e verso le 2 si arriva a prendere una buona goulaschsuppe calda con qualche altro bicchierino. Alle 4 (che fretta c'e', qui mica chiudono le cucine...) in un'antica birreria del centro per una maestoso stinco con patate (senza i pestilenziali crauti che proprio non li reggo). Verso le 6 ci vuole una cosina dolce, e quindi gelatino cioccoloso (qui i gelati si consumano anche con 10 gradi sottozero) al locale fintissimo italiano ma comunque carino. E poi, dopo ulteriore passeggiatina, si finisce col caffe' "quasi" espresso verso le 8. Che sarebbe gia' ora di cena, ma non so perche' non ho una gran fame. Quindi basta una fruttina per non perdere l'abitudine, poi ci sta un liquorino (che sarebbe quello tipico di DDorf, che non mi ricordo come si chiama ma ha un gradevole sapore di sciroppo per la tosse...ma a loro gli garba tanto) e poi direi che siamo pronti per crollare miseramente.
Buona digestione.

venerdì 22 gennaio 2016

Mestruazioni

Come mi hanno rivelato gli ultimi dosaggi ormonali che ho fatto, sono ancora lontana dalla menopausa.
CHE PALLE!
Ho avuto il menarca a 10 anni (in quinta elementare) e quindi sono 40 anni esatti che sono a lottare con coliche, mal di schiena, mal di testa, abiti e lenzuola inzaccherate e momenti di panico quando non arrivavano.
Pero' sono nata in quella parte del mondo in cui esiste il Buscopan (l'ho fatto rincarare), gli assorbenti con le ali, gli OB (quelli verdi, giganti), ed appartengo a quella generazione che se un giorno sta davvero male puo' permettersi di stare a casa con la borsa dell'acqua calda e riscuote lo stipendio lo stesso. Lussi incredibili.
E soprattutto, sono nata in quella parte di pianeta Terra ed in quell'epoca in cui le donne le mestruazioni ce le hanno regolarmente, non sono solo un pallido ricordo fra una gravidanza e l'altra.
Previlegi immensi di cui mi ero resa poco conto, prima di toccarli con mano qui.
Ho preso la pillola (il Diane, una bomba) per quasi trent'anni....ed ora eccomi qui ad aspettare di mandare tutto al diavolo ed entrare nella vecchiaia.
Che se rimango nella media delle donne italiane durera' una trentina abbondante di anni.
E questo e' un previlegio immenso, perche' da altre parti (per esempio qui) la vita media e' sui 40 anni.
Questo articolo e' molto interessante: parla proprio di mestruazioni.
Buona lettura.

Oh, se qualcuni si chiedesse che posto e' il "qui" a cui mi riferisco....
Beh, da 5 mesi lavoro a Wau per nulla ridente (anzi) cittadina del South Sudan.
Salutoni